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Digital showroom: i trend secondo il team Sales di CatFlow

26 Agosto 2021 | CatFlow Team

CatFlow, prodotto di punta di ePress su cui si basano le soluzioni Catalogs e Fashion, è nato alla fine del 2012 e oggi conta numerose installazioni, presenti tra i colossi della manifattura italiana. Con la soluzione CatFlow Fashion dedicata alla creazione e gestione di digital showroom e ordini, in particolare, supportiamo da anni il successo di importanti brand dell’abbigliamento.

In questo articolo abbiamo deciso di presentare uno dei team che ogni giorno affianca i nostri clienti, con particolare riferimento al mondo della moda, offrendo con l’occasione anche la nostra visione di un comparto in continua evoluzione. Ecco alcune riflessioni sul mercato del fashion condivise dal nostro team Sales, composto da Marco e Stefano.

Digital showroom: il futuro è phygital e sostenibile.
L’opinione di Marco, Direttore Commerciale ePress

Una ricerca McKinsey pubblicata in occasione della New York Fashion Week 2021 ha sottolineato l’indiscutibile accelerazione nel percorso verso la piena digitalizzazione del fashion. Lo tsunami digitale degli ultimi due anni ha travolto tanto le grandi quanto le piccole-medie imprese dell’abbigliamento che, seppur con modalità e processi differenti, hanno sempre più in comune esigenze spinte di digitalizzazione.

Tutti i nostri clienti del comparto fashion sono concordi nel ritenere che l’innovazione digitale non superi il tradizionale approccio fisico – quello fatto di presentazioni e incontri in presenza – ma vada invece concepita in modo complementare ad esso. Un tool come CatFlow Fashion rende potenzialmente illimitata la gamma di prodotti presentabili al cliente, in presenza o a distanza, oltre a supportare i processi di order management durante gli incontri con i retailer clienti; grazie a CatFlow Fashion, ad esempio, gli agenti dei brand possono anticipare al cliente una panoramica dei prodotti prima dell’incontro nello showroom; si tratta di un’opportunità di grande valore, vista anche la progressiva riduzione del tempo dedicato alle visite negli showroom da parte dei buyer. In altre parole, i nostri clienti sposano in pieno la filosofia phygital.

Con un tool per il digital showroom come CatFlow Fashion, peraltro, non solo si migliora la qualità del posizionamento del brand ma si aiuta anche i wholesalers ad evolversi e ad essere più competitivi, spingendo i clienti a frequentare il punto vendita. Lo showroom digitale, infatti, migliora il dialogo tra brand e punti vendita, consentendo di accorciare i tempi tra un ordine e l’altro. Grazie ad un sistema di notifiche push, inoltre, la forza vendita è avvisata della disponibilità di nuovi prodotti a catalogo, rendendo istantanea la possibilità di concludere ordini sui nuovi prodotti.

C’è anche poi un tema legato al contesto attuale di riferimento. Con CatFlow Fashion abbiamo l’obiettivo di supportare il sistema della moda italiana a incrementare e a migliorare la capacità di dialogo con i buyer orientali. Si tratta di un mercato fondamentale per garantire la tenuta del settore, considerata la riduzione del numero di viaggi dei consumatori asiatici verso il nostro paese, che ora concentrano gli acquisti nei negozi del proprio continente. Una soluzione multi-valuta e multilingua come CatFlow, garantisce ai brand italiani la capillarità sul mercato di cui hanno bisogno, in particolare in questo periodo.

Un digital showroom, però, non si limita al miglioramento dei processi ma si eleva anche ad essere fattore abilitante per il raggiungimento di obiettivi collaterali e collegati a quelli puramente di business. Penso ad esempio al tema della sostenibilità, aspetto sempre più importante, irrinunciabile nel mondo della moda. Grazie a CatFlow Fashion, il produttore può trasmettere alla propria rete distributiva materiale informativo contenente indicazioni puntuali sul prodotto finale, come dettagli di provenienza e lavorazione relative alle componenti del prodotto finale.

Dalla gestione degli asset digitali all’abbattimento dei “silos”.
La riflessione di Stefano Gruarin, Account Manager ePress

La digitalizzazione ha portato e sta portando con sé imponenti evoluzioni nel modo di lavorare delle organizzazioni. Alcune di queste sono palesi, altre dormienti solo in apparenza, un po’ come un vulcano; sebbene esteriormente la situazione appaia sotto controllo, all’interno di un vulcano attivo tutto è in continua evoluzione, seppur silenziosa. La metafora rende bene l’idea per spiegare quanto sta accadendo nelle imprese nel gestire gli asset digitali, non solo nel contesto dei digital showroom.

Foto, video, descrizioni tecniche, informazioni commerciali e di marketing proliferano esponenzialmente in modalità digitale per far fronte alla richiesta di materiale sempre maggiore, necessario per alimentare tutti i touchpoint. In particolare, all’interno di un’azienda del settore moda, si tratta di materiali preziosi perché necessari al lavoro di figure molto diverse tra loro: dal social media manager al wholesale sales manager, passando per chi si occupa di marketing operativo e gli e-commerce specialist.

In assenza di un hub che consenta di gestire questi asset digitali, queste figure si ritrovano a subire e a generare ridondanze nell’azienda; subirle perché non disponendo di un tool unico dal quale recuperare le informazioni sono rallentati nelle loro attività e generarle perché dovranno rivolgersi e richiederle ad altri colleghi che duplicheranno uno o più asset esistenti.

Provo a spiegarmi meglio facendo un esempio pratico. Una tendenza che stiamo riscontrando presso i nostri clienti del fashion è quella del riutilizzo dei materiali impiegati per la promozione nel canale B2B per quella nel B2C. Perché ciò avvenga però è necessario che l’informazione sia facilmente reperibile, altrimenti i contenuti si duplicano e si generano ridondanze all’interno del processo. Queste si verificano in particolare quando le stesse informazioni sono inserite in touchpoint differenti che non dialogano tra loro, rendendo impossibile un aggiornamento simultaneo degli asset. Tipicamente infatti, la gestione del file system è costituita su più livelli di cartelle e sottocartelle, le cui logiche di archiviazione sono note ad un ristretto numero di collaboratori (spesso uno soltanto), i quali detengono una memoria storica su ogni contenuto archiviato. Si tratta di un approccio che spesso sfocia nell’inefficienza perché spinge chi ha bisogno di un’informazione a fare esclusivo riferimento ad una figura o, nel peggiore dei casi, a muoversi in autonomia sprecando tempo e duplicando il contenuto.

CatFlow Fashion consente di superare le problematiche relative alla gestione degli asset digitali e della relativa creazione di silos. I clienti che lo hanno scelto possono contare su una completa governance di informazioni e contenuti, fondamentale per garantire la continuità delle campagne di business ed evitare che i colli di bottiglia eruttino sprechi e mancate opportunità di vendita.

Senza alcuna retorica, le aziende hanno bisogno di rapidità, concretezza ed efficienza, non progetti eterni e millenari

Quando abbiamo chiesto a Marco di condividere la sua percezione in merito alle esigenze di digitalizzazione degli showroom delle aziende del fashion la risposta è stata diretta: rapidità, concretezza ed efficienza.

“Tanto le grandi realtà quanto le PMI spesso sono comprensibilmente spaventate da nuovi progetti ICT; ciò accade perché di frequente i tempi che portano alla realizzazione progetto digitale spesso si dilatano a causa di piani di lavoro lunghissimi, incapaci di mettere a fuoco in modo pragmatico le esigenze del cliente” sottolinea Marco.

“È anche per questo che abbiamo optato - afferma Stefano - per la realizzazione di solution digitali come CatFlow Fashion, in grado di bilanciare perfettamente la massima semplicità di configurazione alla flessibilità di personalizzazioni ad hoc, cucite (è proprio il caso di dirlo 😉) addosso ai nostri clienti del fashion ma non solo”.

Una parola chiave e un colore per il team sales di CatFlow?

Stefano è sicuro: “…se dobbiamo scegliere una parola che contraddistingue il nostro team è senza dubbio Consulenza”.

“Concordo – chiosa subito Marco – e per spiegare il perché di questa scelta è sufficiente considerare il colore che abbinerei al nostro team. Il viola. Perché è il colore che fonde il rosso, emblematico della passione che riversiamo in ogni relazione consulenziale con i nostri clienti e il blu, colore per antonomasia della tecnologia e del digitale”.

Vuoi parlare con uno dei nostri consulenti? A questo link trovi il profilo LinkedIn di Marco mentre a questo link il profilo LinkedIn di Stefano. Se lo preferisci, puoi anche contattarci da qui!

Siamo il team CatFlow 😊

Lieti di vederti da queste parti! Ti diamo il benvenuto se è la prima volta o il ben tornato se ci conosci già. Chi scrive è il team CatFlow, che supporta la trasformazione digitale di aziende enterprise B2B da oltre 20 anni.

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